Dai growshop pieni di curiosi ai menu online: come è cambiato il rapporto dei giovani con la coltivazione indoor

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Dai growshop pieni di curiosi ai menu online: come è cambiato il rapporto dei giovani con la coltivazione indoor

🌱 Quando coltivare era una scoperta

Quando ho aperto il negozio nel 2016, dovevamo letteralmente cacciare con la scopa i ragazzini di 16 o 17 anni che provavano a entrare. Gli spiegavamo che serviva la maggiore età e loro, puntuali come orologi svizzeri, appena compiuti i 18 tornavano per fare i primi acquisti.
Molti di loro si appassionavano subito a questo mondo: la coltivazione diventava un hobby, un modo per imparare, sperimentare e costruirsi qualcosa con le proprie mani.

Negli ultimi anni, però, ho notato un cambio netto: di ragazzi under 20 in negozio ne vedo sempre meno. E non credo sia solo colpa di una nuova generazione di puristi o fancazzisti — no, hanno semplicemente esempi e strumenti diversi dai nostri.
Fino al 2020 gli acquisti online erano ancora limitati e non tutti si fidavano a comprare su internet: per molti, il negozio fisico restava la prima scelta. Poi è arrivato il maledetto Covid, e lì hanno costretto pure il più eremita anti-tecnologia a fare shopping online. Non ti facevano uscire di casa, quindi o imparavi a usare lo smartphone o restavi senza niente.

Da quel momento in poi, le nuove generazioni, vedendo i genitori comprare compulsivamente, hanno imparato a fare tutto online. E questo ha cambiato completamente il rapporto con i negozi fisici… e con la cultura della socializzazione. 🌿

🌿 La comodità che ha ucciso la curiosità

Io non sono vecchio, e anche ai miei tempi si poteva comprare online. Ma con i growshop aperti in città, era quasi da idioti lasciare nome, cognome e indirizzo per certi prodotti: era l’ultima opzione, non la prima.
Oggi, invece, questi ragazzi — giustamente per l’era che vivono — non si fanno il minimo problema ad acquistare qualsiasi cosa online, magari solo per risparmiare una decina di euro 💸. E così, pian piano, sta sparendo quella cultura che nei growshop si cerca ancora di trasmettere.

Per non parlare della fortuna di vivere in un’epoca dove, su Telegram e altri canali, si trova di tutto. Hanno veri e propri menu come al ristorante, con tutto ordinabile via chat e consegnato a casa o al bar 🏠🍴. Una volta, invece, vista la difficoltà nel reperire fiori di qualità, eri quasi spinto a sperimentare, a provare a creare la tua “mina”.

🔥 Curiosità repressa e scelte sbagliate

Poi ci aggiungi il terrorismo psicologico degli ultimi anni con i test salivari, e il quadro è completo.
Immagina un diciottenne che vuole provare qualcosa per semplice curiosità: la cannabis resta nel sistema per giorni o settimane, mentre la cocaina viene rilevata solo per poche ore ⏱️. Se deve uscire, guidare, lavorare… indovinate cosa sceglie?

E così finiamo con ragazzi che si rovinano con sostanze molto più pericolose, solo perché meno permanenti nel corpo. Il sistema, intanto, continua a spingerli a evitare quella naturale 🌱.
Per fortuna c’è ancora chi non sceglie nessuna delle due, sperando che non cada nell’alcol o nella montagna di “robette legali” da psichiatra.

Comunque, tra tutte le opzioni, considerando che un ragazzo con un minimo di curiosità qualcosa vorrà pur provare, la cannabis resta sempre la più naturale, la meno invasiva e quella che — secondo studi approvati — non dà dipendenza e non ha mai ucciso o lobotomizzato nessuno.
Insomma, di cannabis non puoi morire 💚.

E infatti, cosa fa questo governo? Vietano pure il CBD. Sempre più mosse per incentivare altre sostanze, invece di quelle naturali e facilmente coltivabili.

🌱 La morale della storia

Non vogliamo fare i soliti che iniziano con “ai miei tempi…”.
Vogliamo solo capire come si è arrivati a questo calo di giovani generazioni nei growshop.

È un mix di fattori che, sommati, hanno portato a questa situazione: la crescita degli acquisti online, che ha reso normale comprare tutto da uno schermo 💻; la socializzazione sul web, che scoraggia i più timidi dall’entrare in un negozio reale 🏪; la facilità con cui oggi si reperisce qualsiasi cosa grazie alla tecnologia 📱; e, ovviamente, il continuo terrorismo psicologico da parte del governo contro la cannabis. 🌿

Il risultato? L’attenzione dei ragazzi verso questi negozi è diminuita.
Tutto questo articolo rappresenta semplicemente il punto di vista di Alessio Bigbud. ✍️

Ricordiamoci sempre che la coltivazione personale non è solo un hobby: è un modo per conoscere davvero ciò che consumi, rispettare la pianta 🌱 e riscoprire un ritmo più umano e naturale.
Non serve un impianto da NASA 🚀: bastano curiosità, pazienza e voglia di imparare. Parti da un seme, seguilo giorno per giorno, impara a capirlo. Ti accorgerai che la soddisfazione di fumare – o anche solo vedere crescere – qualcosa che hai curato tu, non si compra online. 💚

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Più persone informate = scelte più consapevoli 🌱💡

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✍️ Articolo scritto da Alessio BigBud per Growshopstories

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