Social, algoritmi e ipocrisie: la vera droga per i giovani non cresce nei growbox
Nel mondo iperconnesso di oggi, i social network sono diventati il centro della vita quotidiana per milioni di ragazzi, guidati da algoritmi che decidono cosa vedere, come comportarsi e persino cosa pensare. In questo contesto, mentre la società accetta passivamente questi meccanismi digitali invasivi, continua invece a demonizzare la cannabis, trattandola come il nemico pubblico numero uno.
Ma siamo sicuri che la vera minaccia per i giovani venga da una pianta e non da uno schermo? In questo articolo firmato growshopstories, vogliamo accendere una riflessione sincera e diretta su ciò che oggi condiziona davvero la libertà individuale.
Social e algoritmi: come cambiano la nostra realtà
C’erano una volta i social. Quelli veri. Quelli dove ti collegavi per esprimerti, imparare qualcosa di nuovo e magari anche per migliorare te stesso. Era tutto più spontaneo. Nessuno pensava a “fare il personaggio”, nessuno si truccava l’anima per piacere all’algoritmo. Ti mostravi come eri, e tanto bastava. Bastava a sentirti parte di qualcosa, senza filtri, senza copioni.
Oggi invece sembriamo marionette. Gli algoritmi ci dicono cosa guardare, come divertirci, quando ridere e persino come mostrare chi siamo. Ma che libertà è questa? Se non segui il flusso, sei “strano”. Se non ti pieghi, ti isolano. E così tutti a fare gli stessi balletti, gli stessi video, gli stessi contenuti. Tutti uguali, tutti col telefono in mano a inseguire like, mentre la personalità se la porta via il vento.
Cannabis, social e algoritmi: chi decide cosa è pericoloso?
Il problema però non è solo dei ragazzi. I genitori dove stanno? Perché se il padre e la madre sono sempre attaccati al telefono, come possono insegnare ai figli che la vita vera è altrove? Non basta dire “stai troppo al cellulare”, serve esempio. Serve presenza. Un figlio che cresce vedendo relazioni vere, chiacchiere vere e momenti vissuti senza filtri, è un figlio che può ancora sperare in una vita libera. Altrimenti cresce con la fame di realtà che i social non potranno mai sfamare.
E mentre tutti fanno la guerra alla cannabis, demonizzandola come se fosse la rovina dei giovani, nessuno parla del vero problema. I social, quelli pieni di contenuti tossici, dove dietro una tastiera si nascondono predatori, pervertiti, manipolatori. Dove l’algoritmo spinge quello che crea dipendenza. Ma lì nessuno interviene.
Per un chilo di cannabis rischi sei anni di carcere. E chi adesca un minore online? Quanti anni si fa? Nessuno risponde. Nessuno muove un dito. E allora la domanda è semplice: dov’è la giustizia? Dov’è la bilancia?
Conclusione
Se vogliamo davvero proteggere le nuove generazioni, dobbiamo smettere di prendercela con le piante e iniziare a guardare cosa succede negli schermi. Servono leggi vere contro i crimini digitali, educazione sana e genitori consapevoli. La vera droga non cresce nei campi: sta in mano, tutto il giorno, sotto forma di app.
✍️ Scritto da growshopstories.com
Esperti di coltivazione, cultura cannabica e resistenza civile.


